DUE CHIACCHIERE IN UN SALOTTO DI PIETRA

Cari amici,
quanti di voi si sono riappacificati col mondo semplicemente ammirando, dal tavolino di un bar, una bella piazza inondata di sole? Come promesso, vi porto con me a Lucera per il mio e vostro tour della città. Questa volta, però, invece della solita scarpinata, vi propongo una rilassante conversazione in una delle cento piazze più belle d'Italia, in un vero e proprio "salotto di pietra" arredato con una cattedrale trecentesca, un palazzo vescovile del Settecento e diversi edifici di grande pregio architettonico. Nel mentre, vogliate gradire un calice di Cacc'e Mmitte, il tipico vino rosso locale intenso e dal gusto pieno.
Piazza Duomo è un luogo di bellezza e storia. La città è sede di una diocesi antichissima, risalente all'età paleocristiana, fondata da Basso e governata, tra il I e il IV secolo, da altri tre vescovi: Pardo (patrono di Larino), Giovanni e Marco. La prima cattedrale fu distrutta nel XIII secolo, quando i saraceni importati da Federico II di Svevia presero in pratica il controllo della città e l'adattarono al loro stile di vita, costruendosi persino una moschea.
Vi racconterò delle circostanze che portarono i saraceni a Lucera a proposito della fortezza svevo-angioina. Per ora mi limiterò a dirvi che la Basilica Cattedrale di Santa Maria Assunta fu voluta da Carlo II d'Angiò il quale, volendo cancellare ogni traccia della fede islamica, rase al suolo tutto ciò che vi facesse riferimento. Quindi, dal 1302 al 1317, eresse il monumento progettato dall'architetto francese Pierre d'Angicourt, nello stesso punto dove sorgeva la moschea saracena, quasi a voler sotterrare una parentesi storica per certi versi poco felice. In effetti, osservando la facciata e la mole della chiesa si ha un po' la sensazione di questo desiderio di rivincita.
A partire dal 1500 e poi per tutto il successivo periodo barocco, l'interno fu abbellito secondo i canoni artistici dell'epoca. Tuttavia, dopo il 1874, anno in cui venne proclamata Monumento Nazionale, la Cattedrale divenne oggetto di numerosi interventi di restauro che mirarono a riportarla allo stile gotico originario, a discapito degli elementi rinascimentali e barocchi. Il risultato fu una grave perdita, nonostante qualche pezzo sia scampato miracolosamente allo zelo dei restauratori.
Un elemento notevole è rappresentato dall'altare principale consistente in una lastra in pietra sorretta da sei piccole colonne. Fu rinvenuta nel sito di Castel Fiorentino e portata qui nel XV secolo dal Beato Giovanni Vici da Stroncone. In pratica è la mensa sulla quale Federico II consumava i suoi lauti pasti. E a proposito di altari, c'è anche quello marmoreo settecentesco sul lato sinistro del transetto che custodisce un'effigie lignea della Madonna col Bambino risalente a quattro secoli prima.
Gli abbinamenti "temporali" non finiscono qui: il Crocifisso ligneo, per esempio, è del 1345 mentre il pulpito è un monumento funebre cinquecentesco poggiato su quattro colonne. E andando molto avanti negli anni, spicca un manufatto contemporaneo donato dalla Città di Lucera in occasione del giubileo del 2000: il candelabro in bronzo per il cero pasquale.
Di fronte alla Cattedrale sorge un altro edificio, sede del Museo Diocesano e della Pinacoteca Vescovile: si tratta dell'episcopio barocco, opera dell'architetto Giovanni Astarita. Sostituisce un precedente, modesto episcopio, costruito nel 1302, restaurato e ampliato dopo il terremoto del 1456. Il palazzo che vediamo oggi fu realizzato ex novo nel Settecento e con il suo cortile semiovale appare come un salotto nel salotto.
C'è davvero tanta grazia a Lucera, ma ciò che attrae è proprio la storia non testimoniata, o meglio, controtestimoniata. Il fiorire di chiese maestose, in opposizione al culto e alla cultura islamica, non ha fatto altro che tramandare un'idea delle dimensioni del fenomeno musulmano, proprio nel tentativo di vincerlo. Non c'è più nessuna testimonianza materiale di quel mondo, anche se un'eco lontana sembra ancora arrivare dal passato. Una cupola coperta di maioliche colorate, quella di Sant'Antonio Abate, non potrebbe essere il malinconico ricordo di un harem?

Commenti