UN AVVINCENTE MALINTESO ARTISTICO

Cari amici,
dopo la piacevole sosta in Piazza Duomo direi di esplorare Lucera antica, continuando sempre sulla linea del sacro. Numerose chiese abbelliscono il centro storico e il motivo di tanta abbondanza è che con la cacciata definitiva dei saraceni da parte di Carlo II d'Angiò, il 15 agosto 1300, la rinascita della città avvenne soprattutto attraverso la riaffermazione delle radici cristiane. A partire dai primissimi anni del XIV secolo, furono edificate la Cattedrale di Santa Maria Assunta (dedicazione non casuale), la Chiesa di San Francesco (ora anche santuario di San Francesco Antonio Fasani), la Chiesa di San Domenico sulle ceneri di alcuni edifici arabi e la Chiesa di Sant'Antonio Abate dalla caratteristica cupola maiolicata, unica sopravvissuta di un precedente harem di Federico II. In una di queste è custodita una tela un po' particolare.
È La Deposizione realizzata nel 1696 da un misterioso M. P. (forse Pietro Marchesi), commissionata dalla Real Confraternita della Santa Croce, SS. Trinità e B.V.M. Addolorata e conservata nell'omonima cappella della Chiesa di San Francesco. Si ipotizza che si tratti addirittura di una copia di una tela appartenuta alla Chiesa di Sant'Agata a Roma. L'originale, però, nessuno sa dove trovarlo. 
L'insieme della rappresentazione si regge su di una solenne drammaticità e, apparentemente, non vi si scorge nulla di strordinario. Siamo, o dovremmo essere, nel momento in cui il Cristo viene deposto dalla croce per essere sepolto ed è proprio qui che avviene la stranezza. Cristo non c'è, ovunque lo cerchiate, né nella scena centrale né in quelle periferiche. Al posto della Pietà abbiamo un gruppo di personaggi immortalati nel culmine del dolore: Maria, priva di sensi, sorretta dalla Maddalena e altre pie donne, e il discepolo Giovanni in lacrime. 
Un ulteriore dettaglio che sottolinea l'assenza totale del Cristo lo si trova nell'angolo in basso a sinistra dove dei soldati romani gettano la sorte sulla sua tunica senza che ve ne sia la minima traccia. La croce vuota diventa così il fulcro del dipinto, verso il quale sono volti quasi tutti i figuranti, in particolare i confratelli della Santa Croce che, in basso a destra, pregano a mani giunte. 
Di certo l'artista si è attenuto al racconto evangelico dei fatti del Golgota, per cui è impensabile che si sia dimenticato di dipingere proprio il Cristo. La realtà è che a quest'opera manca un pezzo, la tessera che ci rivela quale abbia potuto essere la sua vera funzione. L'elemento mancante è un crocifisso ligneo, collocato davanti alla croce vuota, a cui il dipinto faceva da sfondo. La Deposizione era dunque un pannello che, con la scultura, rappresentava l'Esaltazione della Croce. Con tutta probabilità a creare il malinteso è stata la croce rimasta vuota dopo la rimozione del crocifisso di legno.
La tela presenta anche altre particolarità, come per esempio le figure dei due ladroni. Quello buono, a sinistra, è confortato da un angelo che gli indica il Paradiso, mentre quello cattivo urla contro un diavolo nel disperato tentativo di allontanarlo. Ai loro piedi c'è il popolo di Gerusalemme, grigio e quasi informe, offuscato dai colori degli esecutori della condanna. Sempre sulla sinistra, il centurione a cavallo con i suoi legionari fanno da "contrappeso" ai farisei sulla destra. Osservateli bene, però, gli ipocriti del Vangelo: hanno armi, aspetto e vestiti tipici dei barbari saraceni. E questo dopo quattro secoli dalla loro sconfitta.
Come vi dicevo nell'introduzione a questo itinerario, la storia di Lucera è scritta sui suoi monumenti che sono allo stesso tempo una testimonianza e una controtestimonianza. Leggerla è un esercizio per niente facile a volte, ma che conduce a delle scoperte davvero eccezionali. Seguitemi ancora per le strade di questa città perché la fine della storia è ancora un po' lontana.

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