I MISTERI DELL'ISOLA DI PROCIDA

Cari amici,
i riti dell'appena trascorsa Settimana Santa, per quanto mesti e tristi, sono ovunque suggestivi e ci fanno entrare con più intensità nel mistero della passione e morte di Gesù. A proposito di misteri, quest'anno ho assistito a una processione molto particolare che si svolge a Procida dove con largo anticipo bambini, giovani e adulti mettono mano a diversi materiali per rappresentare gli episodi del Vangelo e della Bibbia. Si tratta di una tradizione risalente al XVI secolo e talmente radicata nella cultura procidana che nell'occasione anche chi è fuori per motivi di studio o lavoro fa di corsa ritorno all'isola.
Il tutto inizia nel tardo pomeriggio del Giovedì Santo quando, dopo la messa in Coena Domini, parte la processione degli Apostoli Incappucciati appartenenti alla Confraternita dei Bianchi o del SS. Sacramento. Con la loro croce in spalla fanno tappa in diverse chiese dell'isola fermandosi in preghiera davanti all'altare della reposizione.
La loro prima fermata è all'ex chiesa di San Giacomo. Qui viene imbandita una tavola con dei cibi semplici e delle ceste di pane. Dopo la benedizione da parte del sacerdote, gli Apostoli siedono per mangiare e rievocare l'ultima cena di Gesù. Due o tre di loro soltanto scendono tra la folla di fedeli per distribuire il pane benedetto. Alla fine della cena, che si svolge in pochi minuti, gli Incappucciati proseguono in corteo verso la prossima chiesa.



Ricevuto il loro pane benedetto, i fedeli invece si accingono a fare la loro visita al Sacramento oppure a salire a Terra Murata, la parte più antica dell'isola, dove le officine dei Misteri funzionano a pieno ritmo per gli ultimi ritocchi alle sacre installazioni che l'indomani mattina accompagneranno il Cristo morto.
La processione dei Misteri del Venerdì Santo è la ricorrenza più sentita dagli isolani. La giornata è lunga e intensa e inizia con il suono della tromba e del tamburo che chiamano a raccolta i fedeli. La processione è organizzata dalla Confraternita dei Turchini. Dall'alba ci si ritrova a Terra Murata per la veglia al Cristo morto. Quindi ha inizio il corteo in un ordine ben preciso: prima tromba e tamburo che annunciano il passaggio della processione, poi i Misteri, uno dopo l'altro, portati a mano dai giovani dell'isola vestiti da confratello, con saio bianco e mantello turchese. Essendo i Misteri molto pesanti la processione va avanti lentamente.







I Misteri sono seguiti dai portatori di catene che le trascinano a terra affinché producano il classico rumore della prigionia e dagli "angioletti a lutto", bambini di pochi mesi vestiti di nero e portati in braccio dal proprio papà o zio o nonno. Ogni procidano che si rispetti veste il proprio bimbo per la processione del Venerdì Santo e poco importa se il pargolo ha sonno, fame, sete o piange: deve essere portato dall'inizio alla fine.
Chiudono la processione le statue della Madonna Addolorata e del Cristo morto di Carmine Lantriceni (1728). I Misteri si fermano alla Marina Grande, mentre il resto della processione prosegue fino a tarda sera concludendosi davanti al Crocifisso di Marina Grande.
Può sembrare più un evento folkloristico che una funzione religiosa, ma vi assicuro che guardando la devozione della gente ci si accorge che l'apparenza inganna. Al contrario di ciò che si potrebbe pensare, si tratta di una processione ordinata e silenziosa in cui i Misteri hanno lo scopo di far riflettere sugli episodi della vita di Gesù, talvolta attualizzandoli alla luce degli accadimenti dei giorni nostri. Guardate questo Mistero, cosa vi ricorda?
L'appuntamento è dunque al prossimo anno. Non perdete la processione dei Misteri a Procida, tra fede, devozione e cultura.


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